Diocesi di Vicenza
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Mercoledì 8 Gennaio 2020
Mosaico della Samaritana   versione testuale





 
 

Quaresima 2020. - Per la vita del mondo

Il cammino della Quaresima offre quest’anno una liturgia della Parola che trova nel battesimo il suo cuore e il suo significato più profondo. Per i primi cristiani la Quaresima è stata un tempo fondamentale dedicato agli adulti che si preparavano a ricevere il Battesimo nella notte di Pasqua, a entrare nella vita del Cristo. Ogni domenica scandisce il percorso battesimale: la rinuncia al diavolo e la confessione della fede nella prova (le tentazioni, prima domenica), il rivestirsi di Gesù Cristo trasfigurato (la trasfigurazione, seconda domenica), il dissetarsi in Gesù Cristo acqua di vita eterna (Cristo e la samaritana, terza domenica), il vedere con occhi nuovi la propria realtà di figli di Dio (Cristo e il cieco nato, quarta domenica), l’incontrare Gesù Cristo resurrezione e vita nella morte (Cristo e Lazzaro, quinta domenica). Sono vangeli segnati dall’incontro, da uno sguardo volto a volto, come lo splendido e luminoso mosaico che rappresenta l’incontro tra Cristo e la samaritana, (Gesù e la samaritana, mosaico, XII sec. circa, Venezia, Basilica di San Marco). Leggiamo insieme alcuni particolari..
 

1. Uno sfondo d’oro oltre il tempo e lo spazio

L’intera scena manca di ogni riferimento spaziale e temporale, diviene realtà luminosa per ogni cristiano indicando un cammino già abitato da Cristo risorto, Il mosaico d’oro parla di un Dio Risorto, di una Gloria misteriosa che illumina, ammonendo noi credenti a non trattenerci né rimanere davanti ad una croce di disperazione, a non sostare nel dolore che soffoca, ma trasfigurare e vedere ogni nostra caduta, ogni nostra morte, ogni nostro peccato come luoghi di resurrezione, ogni ferita come feritoia di Gloria di un Dio  risorto. L’oro del mosaico potente grida: Non cercate tra i morti colui che è vivo! 
 

2. L’albero della vita

Dal fonte battesimale fiorisce un albero, elemento vitale del mosaico. Se il primo uomo e la prima donna ne hanno mangiato il frutto come sospetto, il nuovo Adamo e la samaritana ne attingono al frutto della Misericordia. È un albero dalle forme di fiamme e di fuoco: l’elemento botanico è trasfigurato nello Spirito di Dio che pienamente è ricevuto nel Battesimo. Il rosso tra l’acqua e il fonte ne indica il cuore pulsante, quasi una dimensione eucaristica tra acqua e Spirito. E lo Spirito ricevuto non è uno spirito da schiavi, ma ci sono spirito che grida in noi: Abbà Padre! (Gal 4,6). L’albero, pur unico, si divide in tre rami, mistero di Unità e Trinità, mistero professato nel simbolo della fede. Dal fonte battesimale fiorisce l’albero della vita, cordone ombelicale tra uomo e Dio Trinità, Figlio  appeso all’albero della Croce, Padre albero della vita, Spirito il cui frutto vive in noi.
 

3. Un pozzo di geometria battesimale

Il pozzo al centro della scena, che separa e unisce Gesù alla samaritana, è un vero e proprio fonte battesimale. Assieme alla vasca ottagonale anche la croce entra nell’iconografia paleocristiana: nel Battesimo ci immergiamo nella morte in croce di Gesù Cristo, per risorgere con Lui. È un’acqua in movimento con onde di vita che lavano via l’uomo vecchio; è un’acqua che straborda dal fonte stesso e copiosa irrora l’universo intero, segnalato dai tre rettangoli alla base del pozzo. È un’acqua che crea la comunità ecclesiale, come indicato dal perimetro del pozzo che trasforma il fonte nella pianta di una chiesa. Nel nostro battesimo vi è la vita stessa di Gesù Cristo che ci chiama ad essere comunità di peccatori perdonati. 
 

4. Apostoli della gioia

Pur fuori dallo spazio e dal tempo, il mosaico conosce il movimento, l’opera del XII secolo conosce  e tecniche cinematografiche di quasi mille anni a venire. Se dapprima la donna samaritana, in abiti signorili, con copricapo straniero, dal volto stupito e atterrito, con la brocca in mano, sta in dialogo con il Signore, una volta che il cuore è acceso, lei stessa diventa annunciatrice e apostola del Vangelo della Salvezza. Il volto si fa sicuro e sorridente, le mani sono capaci di toccare l’umanità, non ha più bisogno di una brocca tra le mani: lei ha incontrato l’acqua stessa sorgente di vita. È bello questo annuncio gioioso portato da una donna peccatrice e straniera ad un gruppo  di uomini nascosti uno dietro l’altro, anonimi contemporanei massificati e con muri interiori innalzati. La forza del vangelo è nella miseria del peccatore perdonato, che non può tacere, che non può non annunciare una vita che è cambiata. Sorpresa dalla gioia non ho avuto dubbi: era Lui! Il suo nome era Dio! Ed era intimo a me come può esserelo un bambino dentro la madre  o un pane dentro la bocca. E io che lo avevo cercato nel tempio, io che lo avevo cercato sul monte e Lui era lì.  Io il tempio, io il monte dove vive Dio. Il Dio delle donne, delle donne vuote,  delle donne assetate, il Dio delle donne innamorate, il Dio del desiderio, delle zolle riarse.  Il Dio che si trova nel cuore, nel pozzo, proprio dentro il mio vuoto... (Marina Marcolini)
 

5. Un incontro che cambia

In un panneggio di un blu profondo come il mare e il mistero che copre un abito d’oro della stessa sostanza di Dio, Gesù è il Cristo Risorto Pantocratore e giudice del mondo e della storia.La mano conta i mariti della samaritana, ma al contempo è mano benedicente: «Felice colpa,  che meritò tale e così grande Redentore». L’altra mano porta con se un rotolo, «Sul rotolo del libro di me è scritto, che io faccia il tuo volere» (Sal 39), mentre i piedi del pellegrino indossano i calzari sognati da Isaia profeta: «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice Sion: “Regna il tuo Dio» (Is 52,7). Lo sguardo di Gesù Cristo è quello del buon pastore che non perde nessuna delle pecore a Lui affidate.