Diocesi di Vicenza
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Martedì 6 Dicembre 2016
I coniugi Miano alla Scuola del Lunedì del 5 dicembre: corporeità e affettività in "Amoris Laetitia" [Registrazione audio disponibile]   versione testuale






 

L’esortazione apostolica post-sinodale “Amoris laetitia”, se, da un lato, conclude un cammino, dall’altro ne apre uno nuovo, entrambi caratterizzati dalla logica della sinodalità, ricca di conoscenza, ricerca, confronto, azione dello Spirito Santo, coinvolgimento appassionato e pensato, rigoroso e pacato.

Il tema dell’affettività, presente soprattutto nel capitolo IV del documento (nn. 147-148), attraversa comunque tutto il testo, a sottolineare come esso costituisca un cammino di crescita, tipico anche dell’amore. L’affettività fa da sfondo ad uno sguardo d’insieme dell’esortazione, costituendone, nel contempo, un pilastro importante.

L’amore è il centro di tutto, che orienta ed alimenta la vita umana, fatta di relazione per la comunione. Si tratta di una centralità da intendere in una logica di cammino, di divenire. Vivere secondo questa prospettiva significa prendere atto che, pur essendo dentro l’uomo, l’amore necessita della dinamica dello scoprire, dell’accogliere, del coltivare, del maturare e crescere, perché non è scontato e richiede questa fatica. Ne consegue l’assunzione di responsabilità e di consapevolezza per vedere ciò che è dentro l’uomo e valorizzarlo per il bene personale e sociale.

In tale contesto, un elemento centrale, che ha caratterizzato la stessa esperienza sinodale, è l’ascolto. Esso dev’essere interiore, ossia capace di aiutare la persona a fermarsi per ascoltare il sentire più profondo e così capire cosa muove e si muove nel cuore dell’uomo. L’affettività stessa necessita di ascolto, perché coinvolge tutta la vita dell’uomo e perché è prima di tutto, essendo il sentire radice del volere, dell’agire, del conoscere, come ricorda Gesù stesso nel Vangelo (cfr. Mt 6,21).

L’uomo, poi, è un essere con chiamato a divenire un essere per, grazie alla famiglia, luogo primario di crescita e maturazione. La famiglia costituisce un banco di prova, perché è luogo di formazione, grande e ricca risorsa, anche però fragile, di una fragilità della quale dev’essere consapevole. E’ luogo di educazione alla vita emotiva per il bene della persona.

Un altro elemento importante di questa dinamica è il desiderio, che va fatto crescere e maturare verso quella gioia che Dio vuole per l’uomo. Questo obiettivo chiede di dare forma alle emozioni umane, le quali devono crescere contemplando anche tagli, rinunce, rifiuti, ma soprattutto un attento e profondo discernimento. Di questi temi l’esortazione apostolica parla nei nn. 136-141, dove il Papa analizza le modalità comunicative umane, soffermandosi sul modo di porsi nella relazione, sul tono della relazione, sull’uso delle parole, sui gesti posti, sul silenzio, il quale è fondamentale, perché aiuta a costruire la comunione nella diversità e a prendere coscienza del fatto che l’essere umano è ricco di possibilità, ma anche limitato.

Alla luce di quanto affermato, è importante perfezionare lo sguardo sulla famiglia, sulla persona, sugli affetti e sulle relazioni. Ciò significa vedere il positivo della famiglia senza ignorarne i problemi, che vanno, però, guardati, accostati in modo diverso, a partire dalla convinzione che Dio ama la gioia dei suoi figli (cfr. Evangelii gaudium e Amoris laetitia). La realtà della famiglia è centrale nella vita di una persona: quella attuale come anche quella di provenienza. E’ altresì utile considerare il rapporto esistente tra Matrimonio e verginità, due stati di vita che si arricchiscono e sostengono reciprocamente.

Ancora, è opportuno riflettere sul tempo, che purifica e fa crescere il dono della relazione familiare in quella quotidianità, che è il luogo dello sviluppo del dono della famiglia. Infine, la testimonianza della fede (cfr. cap. VI del documento) è compito della famiglia responsabile (come anche della comunità), chiamata a coltivare la gioia e la speranza radicate nell’amore di Dio.

L’esortazione apostolica “Amoris laetitia” nulla aggiunge di nuovo alla dottrina vigente, ma la sua novità sta nel trattarla con un linguaggio nuovo ed immediato, in grado di toccare la sensibilità della persona.

don Massimo Pozzer

 

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