Diocesi di Vicenza
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Lunedì 10 Febbraio 2020
Formazione del Clero: riprende la Scuola del Lunedì in Seminario    versione testuale
Giobbe: il mistero di Dio e della sofferenza






 
 
 
 

Riprendono gli incontri della Scuola del Lunedì in Seminario Vescovile su (inizio ore 9.15)

 

Il libro di GIOBBE:
il mistero di Dio e della sofferenza dell’uomo

 “Dio non è venuto a spiegare la sofferenza, è venuto a riempirla della sua presenza”

(Paul Claudel)

17 febbraio 2020

 Parlare di Dio e a Dio nella sofferenza

 (prof. Alberto Vela, biblista presso ISSR Vicenza, Redazione “il Messaggero” Padova)

 


24 febbraio 2020

 L’uomo di Uz: rileggere Giobbe nella esperienza della Shoàh attraverso Elie Wiesel (La notte) e Primo Levi (Se questo è un uomo)

 (P. Giancarlo Pani S.J., vice-direttore de “La Civiltà Cattolica”, docente di Storia del Cristianesimo all’Università “La Sapienza” di Roma)

 


2 marzo 2020

 «L'urlo» di Edvard Munch: quando la solitudine e la sofferenza tentano la speranza

 (don Dario Vivian, teologo pastoralista, docente presso la FTTr di Padova e l’ISSR di Vicenza)

 

 9 marzo 2020

 Il dialogo degli amici con Giobbe: “stare accanto” alla sofferenza

 (P. Guidalberto Bormolini, monaco della fraternità “I ricostruttori nella preghiera”, docente al Master “End life”, Università di Padova)

 

16 marzo 2020

 La Pazienza: una virtù inattuale e incompresa?

 (dott.ssa Marzia Rogante, psicologa e psicoterapeuta, docente presso l'Istituto Superiore per Formatori della Pontificia Università Gregoriana, Porto Sant’Elpidio - Fermo) 

 


23 marzo 2020

 «Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto» (Gb 42,5)

 Giobbe, oggi, trasforma?

 (Madre Cristiana Maria Dobner, Coordinamento Teologhe italiane, monaca Carmelitana, S. Maria del Monte Carmelo - Concenedo di Barzio (Lecco)

 

 
Il mistero della sofferenza è un’esperienza che appartiene a ogni persona e si intreccia, da sempre, con il mistero di Dio. Sarà questo il filo rosso che accompagnerà la Scuola del lunedì che avrà come riferimento il racconto biblico di Giobbe. L’inizio è fissato per il 17 febbraio alle 9.15 in Seminario vescovile.
 
«Nella formazione è fondamentale coltivare la dimensione di umanità che attraversa tutta la vita, le nostre scelte, in particolare pensando al ministero di un prete oggi - ci spiega, illustrandoci la proposta, don Nico Dal Molin, coordinatore della Commissione per la formazione permanente del clero - perché la nostra non può essere una fede astratta ma profondamente incarnata e capace di entrare nelle pieghe più profonde della vita. L’esperienza della sofferenza riguarda tutti; di fronte a essa torniamo a essere tutti uguali, spogliati di titoli e di ruoli. Il limite, la fragilità fisica e psicologica, è un dato strutturale del nostro essere uomini e donne. La vita reale, senza maschere che ci nascondono, non può scappare dal “soffrire”. E di fronte alla sofferenza si manifesta la nostra inadeguatezza e impotenza, affiorano le paure più nascoste, ma emergono anche le risorse più profonde della nostra umanità. È un dato fondamentale della nostra fede; come cristiani siamo o forse dovremmo essere quegli «esperti in umanità» di cui parlò Paolo VI nel discorso alle Nazioni Unite nel 1965».
 
L’idea di affrontare il libro di Giobbe nasce dall’esperienza della “Scuola del lunedì” dello scorso anno, con il Qoelet come testo di riferimento, un libro graffiante e provocatorio. «Quel testo - sottolinea don Nico - ha offerto numerose opportunità di ricadute personali e culturali significative. Anche il Qoelet è un libro che riesce ad intercettare domande e bisogni della nostra vita oggi».
La proposta è rivolta ai presbiteri, ma è aperta da anni anche a laici e consacrati. «La Scuola del lunedì - nota Dal Molin - si rivolge oltre che ai preti, a una fascia di persone adulte che vogliono alimentare la propria fede con approfondimenti specifici e di qualità». Il testo di Giobbe non è meno provocatorio di Qoelet, e nella Bibbia apre la serie dei libri poetici e sapienziali. «È un testo ostico che fa emergere problematiche di grande rilevanza: il rapporto con Dio, la sofferenza della discriminazione e della solitudine; parla di accoglienza, di come stare vicino a chi si pone domande sul senso della vita, a chi sperimenta la fragilità e la tentazione del fatalismo, e incrocia il tema della pazienza».
 
«Giobbe - chiosa don Nico - non senza fatica rielabora la sua sofferenza, imparando ad abitarla, a starci dentro, anche se i dialoghi che vive con i suoi amici lo provocano e lo disturbano molto in questo suo sforzo. La stessa immagine di Dio si va progressivamente purificando in lui, fino ad arrivare a dire, alla fine del suo percorso interiore: «Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto»
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Gli incontri, che inizieranno lunedì 17 febbraio con l’intervento del biblista Alberto Vela, rappresentano un vero itinerario dentro a temi cruciali dell’esistenza. «Uno di questi temi è la speranza - prosegue don Nico - che viene messa a dura prova quando si vivono momenti di solitudine e sofferenza. La speranza è come una scintilla luminosa che Giobbe intravvede mano a mano che si chiarifica il rapporto con Dio. Mi ricorda la straordinaria immagine che propone Charles Péguy, il poeta francese, per il quale la Speranza è la piccola sorella della Fede e della Carità, ma è lei che trascina nel cammino le due sorelle più grandi. Questa prospettiva la affronteremo grazie alla forza evocativa che ci dona l’arte, a partire da quel capolavoro che è “l’urlo di Munch”. E in quest’ottica parleremo anche della discriminazione, del rifiuto del diverso, attraverso una rilettura delle pagine sulla Shoàh scritte da Primo Levi e Elie Wiesel».
 
Il percorso si concluderà con una domanda particolare: Giobbe, oggi, è davvero un personaggio che indica vie significative per elaborare i passaggi cruciali e difficili che ogni vita attraversa? «Credo proprio di sì: Giobbe - dice don Nico -ci aiuta a comprendere qualcosa di essenziale che posso meglio esprimere con le parole di Paul Claudel: “Dio non è venuto a spiegare la sofferenza, è venuto a riempirla della sua presenza”».
 
Lauro Paoletto, per La Voce dei Berici