Diocesi di Vicenza
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Martedì 31 Ottobre 2017
Il fenomeno migratorio e il magistero della Chiesa: una sfida per la pastorale    versione testuale
Don Matteo Pasinato alla Scuola del Lunedì: in allegato il testo integrale dell'intervento






 

L'intervento di don MATTEO PASINATO andrà in onda su Radio Oreb  (FM 90.2 o sul web):

- venerdì 3 novembre alle 11.00 e di nuovo alle ore 22.00

- sabato 4 novembre alle ore 10.

Per ascoltare l'intervento clicca qui o scorri fino a fine pagina

  

IL FENOMENO MIGRATORIO E IL MAGISTERO DELLA CHIESA:

SFIDA PER LA PASTORALE

don Matteo Pasinato,

direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro

 Vicenza, Centro “Mons. Arnoldo Onisto”, 30 ottobre 2017

 

Il relatore è partito soffermandosi sul significato dei termini “fenomeno” e “magistero”, ritenendo utile un chiarimento in tal senso. Circa “fenomeno” la prima emergenza non è la parola, ma il vedere ed il toccare una realtà; pertanto, è necessario rispondere alle domande: cos’è? Perché avviene? Agire sugli effetti o sulle cause? Se un “fenomeno” è senza perché può esprimersi in mistero, problema o negazione, quest’ultima distinta in automatismo (regolarsi da solo) o infantilismo (ossessione oscura). “Magistero” è una parola che intende una mediazione inserita in relazione alla sacra Scrittura. Unica fonte della Rivelazione divina è la Scrittura, per cui il magistero non è parola parallela a quella stessa di Dio. Ciò, però, non significa che la certezza sia assunta dalla sola Scrittura. Infatti, sussiste una dinamica di mediazioni, dove altro è la mediazione della Parola, altro la mediazione del Magistero. La conclusione di questo discorso è che non è possibile consegnare tutta la forza argomentativa del discorso sullo straniero e la migrazione al Magistero, perché la Parola divina interoga qui, oggi (cfr. Dei verbum nn. 9 – 10 ed Evangelii gaudium n. 133 circa il ruolo della teologia).

Il Magistero ecclesiastico ha cominciato a parlare di mobilità umana  solo a partire dalla fine del secolo XIX, quando iniziarono dei significativi spostamenti di persone dall’Italia e dall’Europa verso il continente americano. La Chiesa si interrogò considerato anche il fatto che, a muoversi, erano dei cristiani bisognosi di sostegno spirituale e materiale. Contemporaneamente iniziò in modo sistematico l’invio di missionari nelle terre dove il Vangelo non era ancora giunto. Così il termine “straniero” assunse un duplice significato: di definire il cattolico all’estero e colui che non aveva ancora conosciuto il Vangelo. Tale presa di coscienza, da parte della Chiesa, del fenomeno della migrazione ha comportato l’elaborazione di una riflessione magisteriale arricchitasi nel corso dei decenni, cercando di rispondere ad una realtà in continuo cambiamento e necessitante di un pensiero guida capace di offrire risposte concrete ed urgenti.

Don Matteo ha citato innanzitutto due documenti del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. Il primo, del 2004, è l’istruzione “Erga migrantes caritas Christi” dove si parla della migrazione in termini di questione etica e di sistemi educativi e pastorali. Il secondo, del 2013, sono gli orientamenti pastorali “Accogliere Cristo nei rifugiati e nelle persone forzatamente sradicate” pubblicato con il Pontificio Consiglio “Cor unum” (la Caritas della Santa Sede), documento che mette in evidenza la pluralità di forme della migrazione e la consapevolezza che il diritto internazionale sottolinea che nessuna persona deve sentirsi straniera in un qualsiasi luogo della terra. Questi documenti permettono di comprendere come la migrazione è per il Magistero una questione etica e pastorale.

Ricostruendo il percorso magisteriale, il relatore è quindi partito dall’enciclica “Maximum illud” (1919) di papa Benedetto XV, il quale, rivolgendosi ai missionari e alla loro opera e preoccupato di distinguere tra annuncio del Vangelo e diffusione della civiltà occidentale, scardina il concetto di patria con tutte le conseguenze legate al concetto di straniero e migrante. Il documento va nella direzione di una presa di coscienza che tutti gli uomini sono stranieri in questo mondo. Nel 1931 con l’enciclica “Quadragesimo anno” Pio XI offre un nuovo tipo di pastorale della mobilità e dei problemi economici ad essa legati. Ma Papa Ratti, in altri pronunciamenti, si spinse oltre, arrivando a denunciare che la chiusura delle frontiere equivaleva a chiudere le sorgenti della nostra civiltà ed incoraggiando, nel 1937, la creazione di accordi con il clero locale per garantire una cura più diligente ed organizzata degli stranieri giunti in nuovi paesi. Con Pio XII abbiamo una forte presa di posizione sulla mobilità in ambito giuridico, affermando il diritto alla migrazione. Un pensiero, quello di Papa Pacelli, ripreso dal Catechismo della Chiesa cattolica ai nn. 2241 – 2242. Dopo questi pontefici il Magistero papale procede privilegiando la via diplomatica, attribuendo a tale definizione un valore positivo. Giovanni XXIII sottolineò l’importanza dell’aggiornamento nella Chiesa, chiamata a camminare nella storia con l’umanità, ma auspicò anche una mobilità capace di costruire integrazione ed un diritto a non emigrare. Paolo VI, nella lettera apostolica “Octogesima adveniens” (1971), parlò di impegno a superare le barriere per favorire il pluralismo ed incoraggiò prese di posizione locali invece che universali sul tema della migrazione. Giovanni Paolo II riprese il Magistero precedente, scegliendo poi di essere pellegrino nel mondo. Il Magistero di Benedetto XVI è significativo sul tema della migrazione soprattutto nelle encicliche “Deus caritas est” (2005) e “Caritas in veritate” (2009), dove si sofferma sui fondamentali teologici del tema e dove afferma che oggi il mondo provoca alla migrazione, ma non la gestisce. Infine, papa Francesco esprime un magistero originale, ma da non assolutizzare, che comunque scuote, ponendo queste domande: e se il Papa non dicesse niente? Cosa direbbe la nostra comunità? E se la comunità non facesse nulla? Cosa farebbe la decisione personale di un credente? In conclusione: non c’è parola, nemmeno magisteriale, che possa convincere, se l’uomo non si accorge con i suoi occhi di quello che accade, oggi.

 

Massimo Pozzer

Leggi il testo integrale dell'intervento di don Pasinato 

 

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