Diocesi di Vicenza
 Home Page » Archivio News » 2017 » Giugno 2017 » La spagnola Suor Maria Teresa Peña Toba nuova Madre generale delle Suore Maestre di Santa Dorotea Figlie dei Sacri Cuori  
Venerdì 4 Agosto 2017
La spagnola Suor Maria Teresa Peña Toba nuova Madre generale delle Suore Dorotee    versione testuale
Un Consiglio internazionale per una famiglia sparsa in diversi continenti






 
Suor Maria Teresa Peña Toba è la nuova Madre generale delle suore Dorotee. L’ha eletta il XX Capitolo generale conclusosi da pochi giorni a Villa San Giuseppe di Monte Berico. Con suor Maria Teresa Peña Toba 53 anni, spagnola, laureata in storia e geografia e già responsabile di diverse scuole cattoliche, il Capitolo ha dato un segnale forte rispetto al carattere universale della congregazione, le cui religiose provengono e operano per oltre un terzo in Paesi diversi dall’Italia. 
 
Dopo l’elezione della nuova Superiora generale le 50 capitolari hanno eletto anche il Consiglio che affiancherà la Madre per il prossimo sessennio 2017 – 2023. Quattro le consigliere elette: Suor Luisella Gosmin (58 anni) che ricoprirà anche il ruolo di Vicaria generale; suor Roberta Dalla Stella (53 anni italiana) che viene riconfermata, essendo stata consigliera nel precedente consiglio; suor Luciana Tognon (70 anni italiana) riconfermata come consigliera.
La quarta è un’ecuadoregna, suor Julia Lopez (70 anni) dalla provincia di Ecuador/Mexico. Accanto a una superiora generale cinquantatreenne, spagnola (è nata ad Azuqueca de Henares Guadalajara)
si nota che le quattro nuove consigliere hanno livelli di età buoni, comunque in grado di armonizzarsi tra loro e di unire esperienza e saggezza nel governo di un Istituto che presenta Comunità e opere “dalle Ande, all’India lontana”. Un secondo dato che appare è la sua internazionalità: le provenienze e i servizi ricoperti offrono garanzia di mentalità geograficamente aperte alle necessità del mondo in cui le suore dorotee operano. Pure segno di speranza è la varietà delle competenze che le sorelle elette presentano, sia nel campo assistenziale – sanitario, che in quello educativo – formativo.
La Madre uscente, suor Emma Dal Maso, ha confermato con la sua serena e collaborativa fraternità e la saggezza accumulata in due sessenni di generalato, la convinta e lungimirante azione delle cinquanta capitolari. 
 
Di seguito l'intervista rilasciata alla novella Madre Generale al nostro Settimanale diocesano

Com’è andato, Madre, il lavoro del Capitolo?
«Benissimo. Un Capitolo è un’effusione dello Spirito, è un momento di insieme. Abbiamo lavorato circa un mese in un clima di fraternità e di ascolto reciproco. Ogni volta che ci riuniamo siamo più consapevoli di avere un carisma che è attualissimo oggi nel mondo, un carisma che ci spinge ad andare verso
il mondo, verso quelle persone che si sentono sole, che si sentono affaticate, che hanno bisogno di Dio e di sapere che Dio le ama. Il nostro carisma ci porta a questo, ad andare verso la gente. Era il nostro fondatore che ci spingeva sempre. Ci diceva “Andate, andate!”, “Andate verso chi ha bisogno, Andate apostole della Croce, io vi accompagno”».
 
Come è evoluto il carisma per rispondere alle sfide dei tempi?
«Il carisma non è cambiato, si rende attuale in contesti diversi, le espressioni sono secondo i tempi e secondo i luoghi. Siamo una unità e nello stesso tempo siamo una diversità » Come ha accolto questa nuova responsabilità, questa chiamata?
«C’è un certo tremore, ma il Signore è con noi e non ci lascia. C’è una grande pace in me e nelle sorelle e tutte insieme andremo avanti con questa certezza che il Signore non ci abbandonerà».
 
Rispetto al rapporto con le Chiese locali come vi ponete?
«Siamo una congregazione fortemente ecclesiale. Siamo nate in una chiesa locale, figlie di un cappellano. In qualsiasi parte del mondo noi siamo figlie della Chiesa. È un tratto di unità nei contesti diversi».

Rispetto alla questione femminile nella Chiesa qual è il vostro impegno?
«Il nostro fondatore nell’Ottocento ha dato risposta al problema della donna. Allora la situazione femminile era molto grave. Farina ha avuto questa intuizione: era convinto che la società può essere cambiata solo dalle donne. La donna è quella che in famiglia riesce a formare le giovani generazioni. Questo per noi è una sfida».
 
Perché una giovane oggi dovrebbe diventare suora Dorotea?
«Perché il Signore attira e ci chiama e ci sono tante persone che hanno bisogno che ci sia qualcuno vicino per dire loro questo. La nostra missione è proprio portare Dio».
Lauro Paoletto